
28/01/2010 - Lombardia, regione agricola. Quella del settore primario è una delle vocazioni che il nostro territorio deve continuare a tutelare nel decennio appena iniziato. Nino Andena, presidente di Coldiretti Lombardia, sottolinea come le tematiche scelte da Expo 2015 impongano ancora più attenzione al ruolo multifunzionale dell’agricoltura al servizio della collettività.
Qual è il bilancio di un anno di difficile congiuntura, dal punto di vista di vista di Coldiretti?
"La Lombardia è una delle regioni più importanti non solo in Italia ma anche in Europa. Una regione all’avanguardia in tutti i settori compreso quello agricolo ed agroalimentare. Una regione che, per restare tale, ha da sempre dovuto accettare e vincere molte sfide cercando di fare sistema tra livelli istituzionali e rappresentanze economico-sociali. La congiuntura internazionale ha fatto sentire i suoi effetti anche nella nostra regione costringendo tutti, Istituzioni, cittadini, imprese di tutti i settori produttivi, a vivere momenti difficili ed in qualche caso addirittura drammatici."
Il peggio è alle spalle?
"Non ne siamo ancora fuori oggi, nonostante l’impegno da tutti profuso, ed in particolare il settore agricolo è alle prese con un quadro generale di difficoltà, che non risparmia nessun comparto produttivo e mette a serio rischio il futuro dell’intera agricoltura lombarda con le inevitabili conseguenze non solo di carattere economico ma anche sociale ed ambientale. A rischio non è solo la tenuta economica di un settore strategico, ma anche la qualità della vita nel suo complesso perché agricoltura vuol dire anche qualità della vita, sicurezza alimentare, sicurezza ambientale e presidio del territorio."
Come giudica in prospettiva l’assegnazione a Milano di Expo 2015? Sarà un’occasione per riportare l’agricoltura al centro del dibattito relativo allo sviluppo?
"Non è certo un caso se proprio Milano, capoluogo della nostra regione, è riuscita ad aggiudicarsi la sede di Expo 2015 dedicato ai temi dell’alimentazione e dell’energia per la vita. Gli eventi e gli avvenimenti a livello globale hanno fatto sì che la società si rendesse conto del fatto che il mondo ha bisogno di più agricoltura. Per la prima volta dopo anni si è parlato della centralità del settore primario nel condizionare le possibilità di crescita sia nei paesi ricchi che in quelli poveri, mentre per troppo tempo si è puntato sulla finanza internazionale e cercato di destrutturare la produzione agricola."
Che ruolo avrà l’agricoltura nella società del decennio che si è appena aperto?
"Il nuovo scenario in cui ci ritroviamo ad operare prefigura un cambiamento delle gerarchie all'interno dell'economia e un ruolo nuovo e centrale da svolgere per l'agricoltura nei prossimi anni sia nella fornitura di beni alimentari che come opportunità per lo sviluppo di alternative energetiche. Questo non può che significare una nuova attenzione per sostenere la crescita del settore a livello regionale, nazionale, comunitario ed internazionale."
Quali sono i rischi di un processo di crescita economica che non abbia come prioritarie le problematiche dell’agricoltura?
"L’evoluzione in atto a livello economico rischia di favorire una indiscriminata aggressione al territorio e all’ambiente, con forti ripercussioni negative per l’agricoltura e per la qualità della vita di tutti i cittadini.
In che maniera l’attenzione a queste tematiche si coniuga a livello di politiche regionali dell’agricoltura, con riferimento particolare al Piano Territoriale Regionale?
"L’obiettivo prioritario del Piano Territoriale Regionale è quello di qualificare la Lombardia come regione metropolitana multipolare con funzioni strategiche per l’Europa. La grande sfida da vincere in futuro sarà quella di raggiungere questo obiettivo salvaguardando nel contempo l’ambiente, il territorio, l’agricoltura ed il suo ruolo multifunzionale al servizio della collettività."
Che modello di sviluppo chiedete per la Lombardia?
"Il modello di sviluppo della Lombardia deve necessariamente conciliarsi con l’analisi della sua compatibilità sul versante dell’ambiente, del territorio e della tutela del suolo, pena il depauperamento irreversibile di tutte le risorse invece necessarie a garantire il sostegno delle politiche volte a rendere la Lombardia una regione in cui la qualità della vita abbia un vero significato. Per il futuro della collettività lombarda, insediata nella Regione più industrializzata, la considerazione per la tutela dell’ambiente, del territorio e del suolo diventa strategica sia in termini sociali sia in termini economici."
Non c’è dunque il rischio che sviluppo economico e tutela del territorio finiscano per essere obiettivi difficili da tenere assieme?
"Considerando che il settore agricolo per primo vive e lavora sull’ambiente e sul territorio, ogni azione volta alla tutela delle risorse naturali diventa azione volta ad assicurarne la possibilità di continuare a svolgere la propria insostituibile funzione economica e sociale. Anzi, è proprio impostando azioni di promozione e sviluppo dell’agricoltura che si riesce a garantire il contestuale obiettivo di difesa ambientale e territoriale in modo reale e soprattutto economicamente sostenibile."
Qual è la posizione della Coldiretti nei confronti degli indirizzi di sviluppo economico del sistema lombardo?
"La Coldiretti non è mai stata contraria a priori a quegli interventi che possono potenziare il sistema socio-economico lombardo – che serve a tutti – ma rivendica per l’agricoltura un ruolo che deve avere pari dignità con gli altri settori nelle scelte di pianificazione territoriale, riconoscendone la destinazione produttiva e l’utilità socioeconomica. Poniamo, allora, la fondamentale esigenza che la qualificazione dell’agricoltura e del territorio sia adottata a livello politico, l’unico capace di assumere la responsabilità e la guida, superando l’incomunicabilità delle politiche di settore ed anzi di valorizzare le grandi potenzialità di sinergia esistenti in ciascuna di esse."
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