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Assessore Boscagli, a fine marzo la Lombardia andrà al voto. Può fare un bilancio della sua attività come assessore alla Famiglia e Solidarietà Sociale? Lei opera in settori molto delicati come i minori, gli anziani, i nuovi poveri…
"Nel corso dell’ottava legislatura regionale ho ricoperto 2 incarichi che mi hanno permesso di occuparmi in prima persona di 2 aspetti fondamentali dell’attività di Regione Lombardia. Da capogruppo di Forza Italia sono stato infatti il relatore del nuovo Statuto d’Autonomia, l’insieme di regole che - dopo 40 anni - ridisegnano l’istituzione regionale, rifondandola nel segno del principio di sussidiarietà: un ente pubblico al servizio della società. Un principio che ho seguito nei 2 anni da assessore alla Famiglia, affrontando le emergenze della crisi e della povertà, il bisogno di assistenza di disabili e anziani, mettendo in campo misure per arginare il disagio sociale. Dovendo scegliere tra le più significative iniziative promosse, ricordo il varo del 'Buono Famiglia', attuato per dare un sostegno ai nuclei familiari alle prese con difficoltà economiche. Ma ritengo di vitale importanza anche i provvedimenti per la 'tutela della maternità' e la decisione di dare un contributo alle famiglie con persone affette da Sla o in stato vegetativo. In questi anni abbiamo aumentato i posti letto nelle residenze assistenziali, abbiamo aumentato il numero dei consultori, abbiamo incrementato servizi e iniziative in ogni campo. Eppure dobbiamo fare i conti con un bisogno di assistenza in forte crescita, causato da una popolazione sempre più anziana e con casi di emarginazione sempre più diffusi, generati da crisi economica, immigrazione e uso delle droghe. La sfida dei prossimi anni ci vedrà perciò impegnati a dare vita a un nuovo welfare, basato su un protagonismo ancora più accentuato della società."
Ecco, i nuovi poveri. Come la politica regionale viene incontro alle famiglie lombarde? Da più parti ormai si avverte l’urgenza di pensare nuovi strumenti per rispondere all’attuale crisi economica.
"L’anno scorso avevamo varato uno strumento innovativo come il 'Buono Famiglia', destinato alle famiglie numerose. E’ stata un’iniziativa apprezzata, che ha permesso di aiutare quasi 17.000 nuclei familiari e che abbiamo voluto valutare con i sindacati, giungendo così a una nuova formulazione. Il 'Buono Famiglia 2010', per complessivi 17 milioni, segue perciò un accordo che ho firmato con Cgil, Cisl e Uil regionali e di categoria (pensionati) ed è previsto per famiglie residenti in Lombardia che si fanno carico del pagamento della retta di un familiare, anziano o disabile, ricoverato in una struttura residenziale della Lombardia e di altri requisiti.
Pensando alla crisi economica, poi, non posso non sottolineare l’impegno di Regione Lombardia per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali e le doti per la formazione e il reinserimento dei lavoratori. Di particolare significato è poi la legge regionale che abbiamo approvato e sulla base della quale abbiamo siglato una convenzione con il Banco Alimentare che svolge benissimo il compito di distribuire alimenti alle mense dei poveri. Ecco un ottimo esempio di sussidiarietà: come ente pubblico ci dobbiamo preoccupare di favorire l’operato positivo di enti e organizzazioni nate spontaneamente e capaci di dare risposte efficaci ai bisogni."
“La famiglia al centro” è il titolo dell’articolo che MilanoWeb ha dedicato qualche mese fa al suo operato. Pensa di essere riuscito in questo suo intento?
"Il contributo della famiglia nell’educare e accudire i figli, nell’assistere gli anziani bisognosi, nel creare risparmio è un bene a disposizione della società e del suo futuro. Ecco perché occorre valorizzarla: sostenendo le giovani coppie, favorendo la natalità. Soprattutto occorre - come si sta facendo in Lombardia - introdurre nei diversi provvedimenti il criterio dei figli a carico, prevedendo nel calcolo anche il concepito non ancora nato. Su questi temi la competenza è ancora dello Stato, cui compete realizzare una riforma che introduca il quoziente familiare, ma Regione, Province e Comuni possono iniziare a promuovere una politica orientata in questo senso. Ed è un indirizzo che la Lombardia sta seguendo da tempo rispondendo a tre principi fondamentali: centralità della persona e della famiglia, solidarietà verso chi è in situazioni di bisogno e sussidiarietà. Il decennale della legge sulla famiglia (’99-2009) ha messo in risalto la positività di un approccio fondato sul protagonismo e sulla capacità di azione delle stesse famiglie. Le associazioni familiari che hanno promosso progetti, si sono moltiplicate per 10, realizzando così tutta una serie di nuove iniziative. In questi anni sono aumentati gli asili nido (dal 2005 approvati 72 progetti esecutivi e conclusi i lavori di 38 cantieri) e i servizi per la prima infanzia. Oggi contiamo 47.750 posti negli asili nido, 2.441 nei micronido, 1.134 nei centri per prima infanzia e 1.235 nei nidi famiglia. L’assessorato ha inoltre spinto sull’acceleratore sulla valorizzazione delle esperienze di conciliazione tra vita familiare e lavoro attraverso il sostegno a progetti nuovi e significativi. Il sostegno alla maternità è un altro dei grandi temi delle politiche regionali attraverso il potenziamento della rete dei consultori (223 pubblici e 63 privati) e i progetti “per la tutela della maternità”. Le famiglie dimostrano di preferire, quando è possibile, la cura a domicilio di anziani e disabili. Si sta perciò assecondando questa importante tendenza, che valorizza l’aiuto reciproco e il solidarismo. Alle giovani coppie, inoltre, la Regione mette a disposizione un contributo per l’affitto e per l’acquisto della prima casa.
Formigoni è un presidente vicino alla gente e alle famiglie. È forse anche per questo che piace così tanto? Qual è, secondo lei, il segreto del suo successo?
"Non c’è un segreto di Formigoni. C’è una storia di impegno politico che, per esempio, ha generato 15 anni di governo della Lombardia segnate da riforme importanti come quella della sanità, che ha ampliato notevolmente lo spettro dei servizi a disposizione dei cittadini, i quali ora hanno anche la possibilità di scegliere “dove” curarsi. Per la Regione sono stati anni di sviluppo e di crescita. Abituata a confrontarsi col mondo, essa - questo almeno 15 anni fa - aveva un gran bisogno di riprendere fiducia in sé stessa. La stessa istituzione regionale è passata da un ruolo di comprimario, poco conosciuto dalla gente, a un protagonismo che la pone oggi come interlocutrice dello Stato e sul piano internazionale. Credo che il presidente Formigoni sia il miglior interprete dello spirito lombardo, dei suoi ideali e della sua intraprendenza. Ecco il motivo per il quale è stimato e ha sempre superato le prove elettorali con ottimi risultati."
E Penati che alternativa rappresenta? Che ne pensa del fatto che ha chiesto alle farmacie lombarde di mettere in commercio la nuova pillola abortiva?
"A questa ultima domanda preferirei non rispondere."
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